TOTALMENTE ELETTRICA – “Questa volta non saremo i primi”. Luca De Meo, presidente della Seat, sorride mentre conferma che la vettura elettrica derivata dalla concept car el-Born taglierà il traguardo della produzione in serie subito dopo il modello della Volkswagen, realizzato sulla stessa piattaforma MEB. Siamo al Salone di Ginevra, in un ufficio ricavato nello stand della casa spagnola. “Attenzione, non è una gara. Semplicemente, abbiamo fatto bene i conti e deciso di presentare subito il nostro progetto, che al quartier generale di Wolfsburg è piaciuto anche perché ha una precisa identità di marca. L’importante è che l’epoca della Seat che ricicla i vecchi pianali del gruppo sia finita da un pezzo. Con la Leon, tre anni fa, abbiamo utilizzato per primi la piattaforma che poi è servita anche per la Golf e l’Audi A3, e ora con la el-Born arriviamo subito dopo la Volkswagen, ma è questione di pochi mesi”. La vettura (che prende il nome da un modaiolo quartiere di Barcellona) è stata presentata qui a Ginevra e verrà prodotta a Zwickau, in Germania, nel 2020. È una berlina dall’aspetto vivace, molto Seat. Offre tutto quel che oggi un’auto evoluta deve avere, a cominciare da un potente pacco batterie da 62 kW, con possibilità di ricarica all’80% in 47 minuti, un’autonomia (dichiarata) di 420 km e lo “0-100” (sempre dichiarato) in 7,5 secondi. Ovviamente, è pronta per la connettività 5G che consente lo scambio di dati tra vetture e infrastrutture stradali, ed è al livello 2 di guida semiautonoma.

GROSSI RISULTATI –  “Tornando alla Seat Leon, questo modello è stato fondamentale”, prosegue Luca De Meo, “e se siamo arrivati a venderne 170.000 all’anno, in Europa, vuol dire che abbiamo fatto un buon lavoro. Non era scontato. Soprattutto, con la Leon ci siamo fatti una solida reputazione. Del resto, la nostra immagine di marca è in crescita ovunque, anche se non con la stessa fortissima progressione che stiamo mettendo a segno nelle vendite”. La casa di Martorell ha chiuso il 2018 con il risultato record di 517.000 unità vendute nel Vecchio Continente e notevoli passi avanti in Germania (+11,8%), Spagna (+13,2%) e Francia (+31,3%). “Anche in Italia siamo cresciuti”, dice De Meo, “ma qui possiamo fare molto di più. Anche perché il prodotto ci aiuta. Abbiamo modelli competitivi nelle fasce di mercato che fanno volume. E i clienti sono soddisfatti”. E il marchio Cupra? “Piace moltissimo. Nei primi due mesi di quest’anno ha raddoppiato le vendite, rispetto al 2018. Per dare un’idea del successo del nostro nuovo brand sportivo, in Germania la Cupra Ateca vale un terzo delle immatricolazioni della Ateca”. E il futuro di questo marchio passa anche attraverso l’elettrificazione. “Stiamo ragionando su una Cupra elettrica al 100%, perché prestazioni e motore a batteria vanno benissimo insieme. Lo dimostra la Cupra e-Racer da 680 CV, che schiereremo, nel 2020, nell’ETCR, il campionato turismo per auto elettriche. Viaggia come una scheggia”.

AUTO CONDIVISA – A Ginevra, la Seat ha mostrato al pubblico anche la Minimó, il quadriciclo elettrico a due posti che era stato presentato poche settimane prima al Mobile World Congress di Barcellona. Un veicolo poco ingombrante (appena 250 cm di lunghezza), pratico e leggero, che ha l’ambizione di mettere insieme l’agilità di una moto con il comfort e la sicurezza di un’auto. “Dobbiamo ripensare tutto il sistema del car sharing”, dice De Meo, “e questa è un’occasione per provarci. Il business dell’auto condivisa non ha dato finora risultati. Le aziende perdono soldi e solo facendo massa critica, come nel caso dell’accordo strategico tra car2move e DriveNow possono sperare di guadagnare dei quattrini. Il problema fondamentale è che ci si è serviti di auto sovradimensionate per un servizio che è solo urbano, con inutili costi aggiuntivi. Non servono vetture a cinque posti e che possono raggiungere i 200 km/h, quando in città si viaggia al massimo in due, senza superare i 50…”    



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