Solo ibrida

La settima edizione della Lexus ES, maxi berlina del marchio di lusso della Toyota, è anche la prima a essere venduta in Italia. Lunga 498 centimetri, ha linee tese e filanti; vistoso il frontale, dove spicca la mascherina a clessidra che caratterizza tutte le Lexus. L’aspetto sportiveggiante, però, non tragga in inganno: questa è una quattro porte votata soprattutto al comfort. L’unica Lexus ES importata nel nostro Paese è quella ibrida: la 300h. A muoverla è un 2.5 a benzina che funziona secondo il ciclo Atkinson (rispetto al classico Otto, limita le perdite di pompaggio nei quattro cilindri mantenendo aperte più a lungo le valvole di aspirazione durante la risalita dei pistoni), che lavora insieme a un’unità elettrica per complessivi 218 cavalli. Il motore a corrente è alimentato da una batteria al nichel-metallo idruro, collocata sotto il divano. Attraverso il cambio a variazione continua di rapporto, il moto viene trasmesso alle ruote anteriori. Il pianale di nuova progettazione include un avantreno tipo McPherson (il gruppo molla e ammortizzatore ha funzione portante e di smorzamento) e un più raffinato retrotreno a bracci multipli (garantisce un miglior controllo dei movimenti delle ruote). 

Si fa in quattro

Già in vendita, la Lexus ES 300h è ben dotata. La meno costosa Business (50.800 euro) include nel prezzo fari full led, navigatore, tetto apribile e sedili a regolazione elettrica rivestiti in pelle. La Executive del test (56.000 euro) aggiunge il sistema di monitoraggio dell’angolo cieco nei retrovisori e quello del traffico dietro l’auto in fase di retromarcia (in caso di rischio collisioni, può attivare i freni). La più dinamica F-Sport (58.200 euro) è l’unica con le sospensioni a controllo elettronico e aggiunge una modalità di guida più sportiva, mentre la Luxury (64.000 euro) ha anche il “clima” trizona e lo schermo di 12,3” (anziché di 8”) per il navigatore. Per tutte, dando in permuta un usato, c’è un ribasso di 8.500 euro.

Che salotto!

Realizzato con cura (precisi i montaggi, di qualità la gran parte dei materiali) l’abitacolo della Lexus ES 300h è accogliente. Anche per i passeggeri posteriori c’è molto spazio in larghezza e per le gambe. Tuttavia, la linea sfuggente del tetto ruba aria sopra la testa: chi è più alto di 180 cm sfiora il soffitto. I sedili bene imbottiti (come anche il divano), garantiscono una comoda postura e dispongono di estese regolazione elettriche. Il cruscotto parzialmente digitale è di agevole lettura e può anche mostrare istante per istante l’apporto dei due motori. Bene anche i comandi, che sono abbastanza intuitivi. Singolari (e non scomode) le due manopole ai lati della palpebra del cruscotto: quella di sinistra disattiva l’Esp, quella di destra seleziona le tre modalità di guida (Eco, Normal e Sport), che variano la risposta di motori e cambio. Tramite la superficie tattile nel tunnel si gestiscono facilmente le varie funzionalità dei servizi di bordo, a cominciare dal navigatore, visualizzate nello schermo ben visibile al centro della plancia. Accanto, il grande orologio analogico è un dettaglio ricercato. Si poteva prestare maggiore attenzione ai portaoggetti: nessuno è refrigerato e, al pari delle tasche nelle porte, il cassetto anteriore non brilla per capienza. Viceversa, quella del baule è apprezzabile e il portello ad apertura elettrica offre un’accessibilità soddisfacente.

Viaggi in relax

Per una berlina così grande, e prossima ai 1700 kg di peso, la maneggevolezza non delude: consistente e piuttosto preciso lo sterzo. Tuttavia, la Lexus ES 300h si apprezza più nella guida in souplesse, dove la risposta progressiva di motore e cambio favorisce una marcia fluida in un abitacolo ovattato, che filtra a dovere rumori e sconnessioni della strada. Forzando il ritmo, paiono credibili gli 8,9 secondi dichiarati per lo “0-100” (i 180 km/h di velocità massima sono autolimitati); tuttavia, la trasmissione tiene molto su di giri il 2.5 (“effetto scooter”), che trasmette un po’ troppo rumore per un’auto di lusso. Una caratteristica, comunque, meno evidente rispetto ad altre Lexus (e Toyota) ibride. Volendo, la trasmissione a variazione continua di rapporto permette di simulare l’inserimento di sei rapporti tramite le palette dietro il volante. In ogni caso l’entrata in funzione dei due motori è impercettibile e, premendo il tasto EV nel tunnel, per brevi tratti a bassa velocità si può procedere soltanto in elettrico. Nel corso del test su strade extraurbane in gran parte affrontate ad andatura rilassata, il computer di bordo ha calcolato un consumo intorno ai 14 km/l.

Secondo noi

Pregi
> Comfort. Ben isolata dai rumori esterni e dalle buche, oltre che con sedili ben studiati, la ES è accogliente.
> Finiture. Gli assemblaggi sono accurati e la maggior parte dei materiali è gradevole per aspetto e consistenza.
> Dotazione di serie. Include parecchi accessori, compresi aiuti alla guida come la frenata automatica d’emergenza in grado evitare collisioni anche con i ciclisti.

Difetti
> “Effetto scooter”. Seppur mitigato rispetto ad altre Lexus e Toyota, è comunque presente.
> Portaoggetti. Nessuno è refrigerato e il cassetto anteriore, come le tasche nelle porte, è piccolo.
> Posti dietro. Nulla da ridire sull’agio in larghezza e per le gambe, ma chi è più alto di 180 cm sfiora con la testa il soffitto.



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