Nel 2019 si festeggiano i 100 anni di Citroën. Citroën è il marchio di auto più collezionato al mondo con più di 1.000 club e gruppi, presenti in oltre 39 paesi (dal Giappone alla Costa d’Avorio passando per Australia e Uruguay) e 67.000 appassionati sotto la bandiera del Double Chevron (fonte ACI).

Una storia affascinante che nasce dal genio del suo fondatore.

LA FAMIGLIA Citroën
Il cognome Citroën è unico al mondo così come chi lo porta: solo gli eredi diretti di André Citroën e dei suoi fratelli. Siamo nei Paesi Bassi, all’inizio del 1800 e nessuno ha un cognome, incluso il nonno di André ma nel 1811 Napoleone ordina di censire tutte le famiglie residenti nei governatorati francesi, Olanda inclusa.

Molti scelgono un nome legato alla propria attività lavorativa, così Roelof, venditore specializzato in frutta esotica della Guinea Olandese, diviene Roelof Limoenmann, ovvero “l’uomo dei limoni”. Diversi anni dopo, il figlio Barend – divenuto artigiano orafo – decide di semplificare il cognome e sceglie Citroen, che in olandese significa limone. Nel 1870, quando si trasferisce in Francia con la famiglia, decide di dare una connotazione francese al proprio cognome, aggiungendo una dieresi: nasce così la famiglia Citroën.

LA PRIMA AUTOMOBILE PER TUTTI
Citroën è la prima industria automobilistica europea ad avviare la produzione in grande serie e la catena di montaggio.

Nel 1919 André Citroën, sulla scorta dell’esperienza maturata nella costruzione di armamenti bellici per la Francia, decide di dedicarsi alla produzione di automobili “per tutti”: una torpedo accessibile nei costi, a quattro posti, con motore a quattro cilindri e 8CV, dai consumi ridotti ma, soprattutto, totalmente equipaggiata. Si tratta di un cambiamento di prospettiva epocale; fino a questo momento, infatti, i costruttori hanno consegnato agli acquirenti solo telai equipaggiati di motore, che bisognava poi far carrozzare. Citroën vuole vendere un’automobile completa di tutto. Di fatto, è l’atto di nascita dell’auto moderna.

LA PUBBLICITA’
Se la pubblicità è l’anima del commercio, André è indubbiamente uno dei suoi profeti. Nel 1922, nei giorni precedenti la settima edizione del Salone dell’Auto di Parigi, vengono distribuiti volantini che invitano a guardare il cielo (“Regardez le ciel”) e puntuale, all’apertura del Salone, un aereo vola su Parigi scrivendo con lettere di fumo il nome CITROËN, che si estende per 5 chilometri nel cielo.

LA TOUR EIFFEL ILLUMINATA
Nel 1925 la Tour Eiffel viene illuminata per la prima volta: il nome CITROËN campeggia sul simbolo di Parigi e della Francia. Il progetto viene suggerito ad André dal fiorentino Fernando Jacopozzi che con chilometri di cavo, migliaia di lampadine e l’aiuto di acrobati del circo, imbianchini, marinai e manovali riesce nell’impresa. Lo stesso lettering luminoso, nel 1934, sarà il faro che permetterà a Charles Lindbergh – impegnato nella trasvolata atlantica con il suo aereo Spirit of St. Louis – di individuare Parigi e portare a compimento l’impresa.

LE DONNE e Citroën
«Le donne sono sempre state molto rispettate al Quai de Javel e noi facciamo sempre di tutto per piacere loro». Così André risponde nel 1924 a un giornalista stupito nello scoprire che dentro alla fabbrica Citroën sono presenti strutture a servizio delle operaie come asili nido, ambulatori medici e lo studio di un ginecologo. Sin dal periodo bellico, quando Javel era una fabbrica di munizioni, André fa ricorso a un impiego massiccio di manodopera femminile, con un approccio moderno e illuminato. Per esempio, già nella progettazione della fabbrica, tiene conto delle differenze fisiche tra uomini e donne: esaltando le capacità manuali di queste ultime in fatto di sensibilità e delicatezza e fornendo loro i mezzi ausiliari per alleviare lo sforzo necessario alle attività, come i carrelli a trazione elettrica (siamo nel 1915) per spostare le rastrelliere con i proiettili o i nastri trasportatori per spostare i pezzi semilavorati.

A disposizione degli operai e delle operaie a Quai de Javel ci sono 4.000 spogliatoi individuali, 1.300 lavandini, 250 wc. L’infermeria, diretta da un primario a tempo pieno, dispone di locali d’attesa, un laboratorio d’analisi, una stazione radiografica, l’ambulatorio ginecologico, la sala d’allattamento e quella operatoria: una clinica completa, con dodici infermiere, dove venivano curate, tra malati ed infortunati, dalle 50 alle 80 persone al giorno.

A tutto questo si aggiungono un cinematografo, spazi ricreativi, lo spaccio aziendale e una mensa comune a tutti: operai, impiegati e dirigenti. André, insomma, adotta la catena di montaggio ma cerca di mitigarne gli effetti alienanti, creando un ambiente di lavoro a misura d’uomo. L’azienda dedica una particolare attenzione alle mamme lavoratrici. L’asilo nido è situato in una vecchia scuola nel cortile interno di Javel. Dal lunedì al sabato, nei suoi quattro piani ospita i bambini di età inferiore ai tre anni, è dotato di lavanderia e cucine separate da quelle della fabbrica e consente alle madri di allattare cinque volte al giorno i propri figli. In una proprietà contigua sono ospitate le madri per la convalescenza post parto e i bambini più grandi.

LA STORICA CROCIERA NERA
Dal 17 dicembre 1922 al 7 gennaio 1923 si tiene la prima – leggendaria – Crociera Nera, ovvero l’attraversamento del deserto del Sahara per mezzo di dieci cingolati Citroën. L’equipaggio è composto da venti uomini e dalla cagnolina Flossie, piccola terrier di uno dei meccanici e mascotte di Quai de Javel. Alla fine del viaggio, saranno state attraversate tre città (Algeri, Touggourt e Timbuctu) e quattro oasi (Touggurut, Ouargla, In Salha, Silet), insieme al deserto sabbioso del Sahara e quello roccioso dell’Hoggar. 4.000 i chilometri percorsi. L’obiettivo di questa avventura, come di quelle che seguiranno, è duplice: esplorare zone all’epoca poco conosciute e dimostrare l’affidabilità dei veicoli Citroën.

Il sodalizio creativo fra Citroën e Louis Vuitton nasce proprio all’epoca della prima Crociera Nera, André ha bisogno di capire come stoccare suppellettili, attrezzature e effetti personali dei membri della spedizione. In suo soccorso arriva Vuitton che progetta bauli ergonomici e su misura in legno, ottone e cuoio con la funzione di armadio, toletta e addirittura letto o scrivania. I bauli vengono ancorati alle vetture o inseriti in appositi alloggiamenti. Negli anni ‘40 e ‘50, Vuitton sostituisce questo set di valigie con apposite “ceste” da posizionare nei grandi parafanghi delle Traction Avant.

LA PRIMA AUTO A TRAZIONE ANTERIORE

Traction Avant è la prima auto a trazione anteriore costruita in grande serie. Viene presentata nel 1934 e rappresenta una vera rivoluzione tecnica e un’eccellenza dal punto di vista costruttivo: si passa da “carrozze con il motore” a una vera automobile moderna caratterizzata da una linea filante, con lunghi parafanghi e la grande calandra sagomata in acciaio lucido (“un guscio di tartaruga” la definisce André). La rivista Auto il giorno dopo la presentazione scrive: «È così nuova, così audace, così ricca di soluzioni originali […] che merita veramente l’epiteto di sensazionale».

TYPE H, IL FURGONE PIU’ ICONICO

Il furgone Type H, veicolo prodotto da Citroën per ben 34 anni (fino al 1981) è stato fin da subito il mezzo da lavoro versatile per eccellenza, tanto da essere utilizzato dalle Poste francesi come ufficio mobile per raggiungere i paesini di montagna o, addirittura, i deserti e le giungle nelle colonie francesi. All’interno un impiegato con i suoi timbri e francobolli, permetteva, in qualunque condizione di ritirare il proprio chèque o spedire una lettera. Le “H” della posta potevano essere allungate fino a 1,20 mt in più rispetto al modello di serie ed ospitare oltre all’ufficio una comoda sala d’attesa al coperto per gli utenti.

Citroën E LE CORSE

Citroën entra nel mondo delle competizioni sportive nei primi anni Sessanta, quando la squadra Écurie Paris di René Cotton viene trasformata nel dipartimento sportivo di Citroën, passando dalla dimensione amatoriale a quella fucina di talenti che è stata la scuderia del Double Chevron.

Nel 1971 Cotton muore e il suo posto viene preso dalla moglie Marlène. È la prima donna a dirigere il dipartimento competizioni di un grande costruttore e lo fa con talento, determinazione e grande competenza. ”Ci aspettavamo un’aiutante ed è arrivato un generale”, ricorderanno poi i piloti e meccanici parlando di lei. L’azienda compie una scelta coraggiosa ma logica e lungimirante: Marlène conosce alla perfezione il lavoro del marito e i suoi progetti ed è, perciò in grado di raccoglierne il testimone. E, infatti, la sua squadra ha conquistato successi su tutti i tracciati. L’ultimo è datato 1977, quando Marlène Cotton riesce a schierare sulla linea di partenza del Rally del Senegal cinque CX, iscrivendone una per ciascuna delle categorie. Tutte e cinque arrivano al traguardo, nei primi cinque posti assoluti e di categoria.



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